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Carceri campane, il Garante lancia l’allarme: sovraffollamento, disagio psichico e carenze strutturali

23/04/2026

Carceri campane, il Garante lancia l’allarme: sovraffollamento, disagio psichico e carenze strutturali

Un sistema penitenziario sotto pressione, segnato da criticità strutturali che continuano a incidere sulla qualità della vita detentiva e sulle possibilità concrete di reinserimento sociale. È il quadro emerso dalla relazione annuale presentata stamani nell’Aula del Consiglio regionale della Campania dal Garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale, Samuele Ciambriello, davanti ai rappresentanti delle istituzioni regionali e nazionali impegnate sul fronte dell’esecuzione penale.

Al centro dell’analisi, riferita al 2025, ci sono i nodi ormai cronici del sistema carcerario campano: il sovraffollamento, la salute fisica e mentale dei detenuti, l’aumento degli eventi critici, la gestione delle dipendenze, la condizione delle persone straniere, il lavoro e la formazione come strumenti di recupero, oltre alla tenuta delle reti territoriali chiamate a rendere effettive le misure alternative e i percorsi di messa alla prova. Un insieme di elementi che, secondo il Garante, restituisce l’immagine di una realtà ancora fortemente segnata da squilibri profondi, anche se non mancano esperienze positive, progetti funzionanti e collaborazioni istituzionali che mostrano possibili direzioni di intervento.

Sovraffollamento e disagio mentale, la fotografia di un sistema in affanno

Nel suo intervento, Ciambriello ha parlato di una persistente criticità strutturale, inserendo il caso campano dentro un contesto nazionale che continua a mostrare forti limiti. Il punto più evidente resta il sovraffollamento, con istituti che superano ampiamente la capienza regolamentare e che, proprio per questo, finiscono per compromettere non solo le condizioni materiali della detenzione, ma anche la funzione rieducativa della pena prevista dall’articolo 27 della Costituzione.

Secondo il Garante, un dato particolarmente significativo riguarda la presenza di un numero rilevante di detenuti con pene definitive o residue inferiori ai tre anni. Un elemento che, nella lettura offerta durante la relazione, dimostra come un ricorso più ampio alle misure alternative al carcere potrebbe alleggerire in tempi rapidi la pressione sugli istituti penitenziari, senza rinunciare ai percorsi di responsabilizzazione e controllo previsti dall’ordinamento.

Accanto alla questione numerica, si conferma centrale il tema del disagio psichico. Il numero di suicidi e di atti di autolesionismo viene indicato come il segnale più drammatico di una sofferenza diffusa, aggravata dalla carenza di personale sanitario specializzato e dalla disponibilità limitata di posti nelle articolazioni dedicate alla tutela della salute mentale. A questo si aggiunge la contrazione del personale di polizia penitenziaria, a fronte di un aumento della popolazione detenuta, e il conseguente incremento delle tensioni interne, misurato anche attraverso il dato delle aggressioni e delle infrazioni disciplinari.

La Regione: sanità penitenziaria, reinserimento e istruzione tra le priorità

Alla presentazione della relazione hanno preso parte anche il presidente del Consiglio regionale della Campania, Massimiliano Manfredi, il presidente della Giunta regionale, Roberto Fico, e Mario Serio, componente del Collegio dell’Ufficio del Garante nazionale delle persone private della libertà personale. Il confronto ha fatto emergere, accanto alle criticità denunciate, anche alcune linee di impegno che le istituzioni regionali intendono rafforzare.

Manfredi ha ringraziato il Garante e l’Osservatorio per il lavoro svolto, definendo il tema del carcere parte integrante della vita collettiva e non una questione separata dal resto della società. Nel suo intervento ha distinto fra i problemi che richiedono risposte di livello nazionale, come il sovraffollamento, e quelli sui quali la Regione può incidere direttamente. In questo quadro, ha richiamato il nodo della sanità penitenziaria, sul quale è già in corso un’interlocuzione con il presidente della Regione, per cercare un equilibrio tra la gestione delle strutture sanitarie, il rispetto delle decisioni del Tribunale di Sorveglianza e la garanzia dei servizi ai detenuti.

Un secondo asse riguarda i progetti di reinserimento e di messa alla prova a livello locale, mentre un ulteriore ambito di lavoro è rappresentato dal rapporto con il sistema universitario campano, in particolare con la Federico II, impegnato nei percorsi di accompagnamento agli studi delle persone detenute. Per Manfredi, serve una risposta coordinata, fatta di interventi regionali e nazionali, capace di assicurare condizioni di detenzione adeguate e di prestare particolare attenzione anche al circuito minorile, che mostra segnali di crescente complessità.

Fico: il carcere non può restare una risposta emergenziale

Nelle conclusioni dell’incontro, Roberto Fico ha definito la relazione del Garante un documento serio, complesso e per alcuni aspetti allarmante, proprio per questo indispensabile per orientare scelte pubbliche consapevoli. Il presidente della Regione ha richiamato con forza il principio costituzionale secondo cui la pena deve tendere alla rieducazione del condannato, osservando come questo non possa restare una formula di principio, ma debba tradursi in un criterio concreto per valutare la credibilità delle istituzioni.

Secondo Fico, il carcere non può essere considerato soltanto un luogo di custodia, perché troppo spesso riflette problemi irrisolti della società: povertà educativa, dipendenze, marginalità, fragilità psichiche e diseguaglianze territoriali. Senza una presa in carico seria e continuativa di queste fragilità, ha osservato, il rischio è che il sistema penale resti prigioniero di una logica emergenziale, incapace di offrire veri percorsi di recupero.

Da qui l’indicazione delle aree nelle quali la Regione intende concentrare il proprio impegno: sanità, salute mentale, integrazione sociosanitaria, formazione, sostegno ai minori e rapporto con i territori. Un lavoro che, nelle intenzioni espresse durante la seduta, dovrà svilupparsi in dialogo con il Garante, con il sistema penitenziario, con la magistratura, con il terzo settore, con il volontariato e con le comunità locali. La relazione presentata al Consiglio regionale consegna così non soltanto una diagnosi severa, ma anche l’urgenza di una scelta politica e istituzionale che superi la gestione dell’emergenza e riporti al centro il senso costituzionale dell’esecuzione penale.

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Andrea Bianchi

Andrea Bianchi è web editor e reporter digitale specializzato in eventi e vita urbana. Racconta la città con uno stile diretto e dinamico, sempre sul campo con microfono e videocamera.