Truffe informatiche legate al clan Mazzarella, 16 misure cautelari eseguite dai Carabinieri
17/03/2026
Un’organizzazione criminale radicata nel territorio napoletano e riconducibile al clan Mazzarella avrebbe gestito un articolato sistema di frodi informatiche e accessi abusivi a sistemi telematici. È quanto emerso da un’indagine coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura di Napoli, che nelle prime ore del 16 marzo ha portato all’esecuzione di 16 misure cautelari nei confronti di altrettanti indagati.
L’operazione è stata condotta dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Napoli, che hanno dato esecuzione a un’ordinanza emessa dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Napoli. I provvedimenti comprendono misure di custodia cautelare in carcere e divieti di dimora nella regione Campania.
Un’organizzazione attiva nelle truffe online
Le indagini, sviluppate tra il 2022 e il 2024, hanno permesso agli investigatori di ricostruire l’attività di un gruppo criminale ritenuto strutturato e stabilmente dedito alla commissione di truffe informatiche. Tra i destinatari delle misure cautelari figurerebbero, secondo l’ipotesi investigativa, anche i promotori e organizzatori del sodalizio, alcuni dei quali considerati elementi di rilievo del clan camorristico.
Gli accertamenti, svolti anche attraverso attività tecniche e intercettazioni, hanno consentito di delineare il funzionamento del sistema fraudolento, che operava prevalentemente in Italia ma con episodi segnalati anche in territorio iberico.
Phishing, telefonate fraudolente e siti clone
Secondo quanto emerso dall’indagine, l’organizzazione avrebbe utilizzato diverse tecniche di inganno per sottrarre denaro alle vittime. Tra le modalità operative individuate vi sarebbero campagne di phishing, realizzate attraverso e-mail contraffatte, e attività di vishing, cioè telefonate fraudolente con cui gli indagati si presentavano come operatori bancari o addetti ai sistemi antifrode.
Particolarmente sofisticato il ricorso al caller ID spoofing, una tecnica che consente di modificare il numero telefonico visualizzato dal destinatario della chiamata, facendo apparire quello dell’istituto di credito della vittima. In questo modo gli interlocutori riuscivano a ottenere informazioni sensibili, convincendo le persone contattate a fornire dati bancari o ad accedere a siti internet “clone” costruiti per imitare quelli ufficiali degli istituti finanziari.
In alcuni casi, secondo la ricostruzione investigativa, i truffatori si sarebbero presentati come operatori della polizia postale o militari dell’Arma dei Carabinieri, persuadendo le vittime a effettuare bonifici per bloccare presunte operazioni fraudolente sui conti correnti.
Sequestro di beni per quasi un milione di euro
Contestualmente all’esecuzione delle misure cautelari, i carabinieri hanno dato attuazione anche a un sequestro preventivo per un valore complessivo di quasi un milione di euro, ritenuto provento delle attività illecite contestate.
Le indagini proseguono per ricostruire l’intero circuito delle frodi e individuare eventuali ulteriori responsabilità.
La fase delle indagini preliminari
Le autorità giudiziarie ricordano che il provvedimento eseguito rappresenta una misura cautelare disposta nella fase delle indagini preliminari. Nei confronti delle persone coinvolte resta pertanto valido il principio di presunzione di innocenza, come previsto dall’ordinamento italiano, fino all’eventuale pronuncia di una sentenza definitiva.
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Andrea Bianchi è web editor e reporter digitale specializzato in eventi e vita urbana. Racconta la città con uno stile diretto e dinamico, sempre sul campo con microfono e videocamera.