Furto di farmaci salvavita all’ospedale di Sant’Agata de’ Goti: fermato un indagato
12/03/2026
Un furto di medicinali destinati alla cura di patologie oncologiche e malattie rare, dal valore stimato di oltre 280 mila euro, è al centro dell’indagine condotta dai Carabinieri del Comando Provinciale di Benevento, che ha portato all’esecuzione di un fermo nei confronti di un uomo ritenuto gravemente indiziato di aver partecipato al colpo insieme ad altri complici.
L’operazione, coordinata dalla Procura della Repubblica di Benevento e sviluppata dai militari del Nucleo Investigativo, prende avvio dal furto avvenuto nella farmacia territoriale dell’Azienda Sanitaria Locale di Benevento, situata all’interno dell’ospedale di Sant’Agata de’ Goti.
Secondo la ricostruzione investigativa, quattro persone avrebbero fatto irruzione nella struttura sanitaria durante la notte, riuscendo a portare via ingenti quantità di farmaci salvavita conservati nei frigoriferi del reparto.
Il colpo nella farmacia ospedaliera
L’azione criminosa sarebbe stata preparata con attenzione. Gli indagati, dopo aver divelto la grata di ferro posta a protezione di una finestra e forzato l’infisso di un bagno dell’edificio, si sarebbero introdotti all’interno della farmacia territoriale.
Una volta all’interno, avrebbero svuotato tre frigoriferi contenenti medicinali ad alto costo, utilizzati per la cura di patologie oncologiche e malattie rare. Il valore complessivo dei farmaci sottratti è stato stimato in circa 280.787 euro, con un danno rilevante per il sistema sanitario pubblico.
Un gruppo specializzato nei furti di farmaci
Le indagini, avviate subito dopo il furto e supportate anche da intercettazioni telefoniche, hanno consentito agli investigatori di individuare un gruppo ritenuto responsabile di diversi furti di medicinali costosi ai danni di farmacie ospedaliere in varie regioni italiane.
Secondo quanto emerso, il gruppo operava seguendo un metodo consolidato. Prima di entrare in azione venivano effettuati sopralluoghi per studiare i sistemi di sicurezza delle strutture sanitarie. Durante i colpi, le telecamere di videosorveglianza venivano oscurate con scatole di cartone, mentre i sensori di allarme venivano schermati con vaschette di alluminio.
I malviventi provvedevano inoltre a recidere i cavi delle linee telefoniche e a forzare gli ingressi utilizzando strumenti da scasso, tra cui piedi di porco e altri attrezzi di effrazione.
Per comunicare tra loro durante le operazioni utilizzavano utenze telefoniche dedicate, spesso intestate a prestanome, definite dagli investigatori “telefoni citofono”.
Il coordinamento tra procure e la misura cautelare
Un ruolo importante nelle indagini è stato svolto dal coordinamento investigativo con la Procura della Repubblica di Reggio Calabria, che ha consentito di ricostruire i collegamenti tra diversi episodi criminali e di individuare la responsabilità di più soggetti coinvolti nei furti.
Il fermo eseguito nei confronti dell’indagato rappresenta una misura pre-cautelare disposta durante la fase delle indagini preliminari. Come previsto dalla legge, contro il provvedimento sono ammessi strumenti di impugnazione.
Le autorità ricordano inoltre che gli indagati devono essere considerati presunti innocenti fino a eventuale condanna definitiva, nel rispetto dei principi del processo penale.
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Andrea Bianchi è web editor e reporter digitale specializzato in eventi e vita urbana. Racconta la città con uno stile diretto e dinamico, sempre sul campo con microfono e videocamera.