Epatite A in Campania: rafforzate prevenzione e vaccini, attenzione ai cibi a rischio
23/03/2026
La Regione Campania intensifica le misure di sanità pubblica per contenere l’aumento dei casi di epatite A, puntando su un sistema integrato che unisce sorveglianza epidemiologica, controlli sulla filiera alimentare e ampliamento dell’offerta vaccinale gratuita.
L’intervento, coordinato dalla Direzione Generale Salute – Settore Prevenzione Collettiva, Sanità Pubblica e Veterinaria, si basa su evidenze raccolte attraverso indagini di laboratorio, monitoraggi ambientali e campionamenti, con il supporto della rete tecnico-scientifica.
L’obiettivo è garantire una risposta uniforme e tempestiva su tutto il territorio regionale, riducendo i rischi di diffusione e proteggendo le fasce più esposte.
Vaccinazione gratuita e rafforzamento dei controlli
Tra le azioni principali adottate dalla Regione vi è il potenziamento dell’offerta vaccinale anti-HAV, resa gratuita per le categorie considerate più a rischio. Rientrano tra queste il personale sanitario e sociosanitario, gli operatori della filiera alimentare, i pazienti fragili e la popolazione pediatrica in base al livello di esposizione.
Resta inoltre attiva la vaccinazione gratuita per le persone che sono state a contatto con soggetti infetti, una misura fondamentale per interrompere la catena del contagio.
Parallelamente, sono stati intensificati i controlli lungo tutta la filiera alimentare, con particolare attenzione ai prodotti più esposti a contaminazione, e rafforzate le attività di gestione dei casi e dei contatti.
Come si trasmette l’epatite A e quali sono i sintomi
L’epatite A è un’infezione acuta del fegato causata dal virus HAV, trasmessa principalmente per via oro-fecale, attraverso l’ingestione di acqua o alimenti contaminati oppure tramite contatto diretto con persone infette.
Il virus può essere trasmesso anche prima della comparsa dei sintomi, essendo presente nelle feci già 7-10 giorni prima dell’esordio. Il periodo di incubazione varia generalmente tra 15 e 50 giorni.
I sintomi più comuni includono febbre, malessere generale, nausea, dolori addominali, urine scure e ittero. Nei bambini, tuttavia, l’infezione può manifestarsi in forma lieve o senza sintomi evidenti.
Alimenti a rischio e comportamenti da adottare
Particolare attenzione viene posta alla trasmissione alimentare, che può avvenire attraverso il consumo di cibi crudi o non adeguatamente cotti. I molluschi bivalvi — come cozze, vongole e ostriche — rappresentano uno dei principali veicoli di trasmissione, poiché possono accumulare virus durante la filtrazione di acque contaminate.
Per questo motivo, è fortemente raccomandato evitare il consumo di molluschi crudi o poco cotti. La semplice apertura delle valve non è sufficiente a garantire la sicurezza: la cottura deve essere completa e uniforme. È inoltre essenziale acquistare prodotti solo da rivenditori autorizzati, verificando etichettatura e provenienza.
Anche i frutti di bosco richiedono attenzione: quelli freschi devono essere lavati accuratamente sotto acqua potabile, mentre quelli surgelati vanno consumati solo dopo cottura, portandoli a ebollizione per almeno due minuti. L’utilizzo a crudo, ad esempio per dessert o preparazioni fredde, è sconsigliato.
La Regione continuerà a monitorare l’evoluzione della situazione epidemiologica, mantenendo elevato il livello di controllo e aggiornando le misure in base ai dati disponibili, con l’obiettivo di contenere la diffusione del virus e tutelare la salute pubblica.
Andrea Bianchi è web editor e reporter digitale specializzato in eventi e vita urbana. Racconta la città con uno stile diretto e dinamico, sempre sul campo con microfono e videocamera.