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Benevento, arrestato in flagranza un dirigente comunale: l’accusa è concussione

02/04/2026

Benevento, arrestato in flagranza un dirigente comunale: l’accusa è concussione

Un dirigente del Comune di Benevento è stato arrestato in flagranza di reato dai militari del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale dei Carabinieri di Benevento con l’accusa di concussione. L’operazione, coordinata dalla Procura della Repubblica, si inserisce nella fase delle indagini preliminari e, come previsto dalla legge, resta coperta dal principio di non colpevolezza fino a un’eventuale sentenza definitiva di condanna.

Gli investigatori precisano che, allo stato attuale, le condotte contestate riguardano esclusivamente la responsabilità individuale del dirigente coinvolto e non risultano estese ad altri settori o ad altre dinamiche della macchina amministrativa dell’ente. L’inchiesta, secondo quanto viene spiegato, avrebbe infatti delineato un centro di interessi circoscritto, senza far emergere collegamenti con il resto della struttura comunale.

L’indagine partita dalla denuncia di un professionista

L’attività investigativa ha preso avvio dalla denuncia presentata da un libero professionista, amministratore di una società di progettazione locale, che si è rivolto agli inquirenti raccontando una serie di condotte ritenute vessatorie. Secondo la ricostruzione, il dirigente, sfruttando il ruolo ricoperto, avrebbe preteso una somma di denaro in cambio dello sblocco di procedimenti amministrativi e pratiche edilizie rimaste ferme.

La denuncia descrive un meccanismo fatto di rallentamenti istruttori, ritardi burocratici e richieste di integrazione documentale considerate pretestuose, che avrebbero avuto lo scopo di porre il professionista in una condizione di pressione crescente, fino a creare una situazione di forte difficoltà economica. In questo quadro, la richiesta si sarebbe poi concretizzata in modo esplicito: 70mila euro per sbloccare l’iter delle pratiche.

Il blitz dopo la consegna di una prima tranche di denaro

L’intervento dei Carabinieri è scattato subito dopo la consegna di una prima tranche di denaro, pari a 4.000 euro in contanti, somma che era stata precedentemente censita dalla polizia giudiziaria. Il denaro, viene specificato, è già stato restituito all’avente diritto. Il fermo in flagranza rappresenta il momento centrale di un’attività che ha consentito agli investigatori di documentare la fase esecutiva della presunta richiesta illecita.

L’operazione ha consentito così di cristallizzare, secondo l’impostazione accusatoria, un passaggio decisivo della vicenda, trasformando gli elementi raccolti nella denuncia e nelle successive attività di riscontro in un intervento immediato. È proprio questo aspetto a dare particolare rilievo all’arresto, che arriva nel momento in cui la presunta pressione esercitata sul professionista avrebbe trovato una prima materializzazione concreta.

La perquisizione e il ritrovamento di denaro e orologi di pregio

Nel corso della successiva perquisizione eseguita presso l’abitazione dell’indagato, i Carabinieri hanno sequestrato vari orologi di pregio, per un valore stimato di circa 100mila euro, e soprattutto una somma in contanti pari a 157.400 euro. Il denaro era custodito, secondo quanto riferito dagli investigatori, in banconote prevalentemente da 50 e 100 euro, suddivise in mazzette da 5mila euro ciascuna.

Un dettaglio colpisce nella descrizione fornita dagli inquirenti: ogni mazzetta era stata inserita in una busta di carta con l’indicazione a penna della cifra contenuta. Un sistema di conservazione che ha portato i militari a parlare di un vero e proprio archivio del contante, elemento destinato ora a entrare nel quadro complessivo degli accertamenti patrimoniali e investigativi.

Un’indagine che punta su un profilo di responsabilità individuale

Nel dare conto dell’operazione, gli inquirenti hanno posto particolare attenzione alla necessità di distinguere la posizione del dirigente arrestato dal funzionamento generale dell’amministrazione comunale. È un chiarimento rilevante, perché delimita fin da subito il perimetro dell’inchiesta e circoscrive le contestazioni a una condotta definita isolata, senza attribuire riflessi automatici ad altri uffici o settori dell’ente.

La vicenda resta ora affidata allo sviluppo delle indagini preliminari e alle successive valutazioni dell’autorità giudiziaria. Sul piano pubblico, però, l’episodio riporta al centro il tema del rapporto tra funzione amministrativa, legalità e tutela dei cittadini e dei professionisti che si confrontano con la pubblica amministrazione. Proprio la scelta della vittima di denunciare ha rappresentato, nella ricostruzione degli investigatori, il punto di partenza decisivo per far emergere una presunta pressione illecita che, secondo l’accusa, si sarebbe trasformata in una richiesta di denaro per sbloccare pratiche e procedimenti.

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Fabiana Fissore

Fabiana Fissore è web editor e creator di contenuti dedicati a lifestyle urbano ed eventi locali. Racconta la città con uno stile fresco e coinvolgente, a stretto contatto con il territorio.